Nei giorni immediatamente successivi a quel compleanno significativo, mi sono regalato una vacanza. Un momento di pausa, un tentativo di staccare la spina e ricaricare le batterie. Quando sono tornato, però, la vita ha deciso di lanciarmi una sfida: una febbre a 40 gradi, improvvisa come un temporale estivo, intensa e debilitante. È passata in due giorni, lasciandomi esausto ma apparentemente indenne. Eppure, il fine settimana successivo, come un déjà-vu poco gradito, la febbre è tornata a far visita, con la stessa intensità implacabile.
In quel momento, tra un brivido di freddo e una ricerca frenetica di coperte, ho avuto un lampo di consapevolezza. "È arrivato il momento di cambiare", mi sono detto. Cambiare vita, cambiare lavoro, cambiare prospettiva. Un pensiero tanto semplice quanto rivoluzionario per me, che per oltre 20 anni ho camminato su un sentiero professionale da me stesso tracciato, in un lavoro che ho creato e che, per lungo tempo, ho amato.
Guardandomi indietro, non posso non ammettere che quel lavoro mi ha dato molto: soddisfazioni, incontri, esperienze. Ma, come accade con le stagioni, anche le persone cambiano. E io sono cambiato. Non posso lamentarmi, ma ho realizzato che quello che una volta era il mio mondo, ora non risuona più con ciò che cerco, con il mio "ikigai", quella ragione di essere che tutti cerchiamo, consapevolmente o meno.
Da allora, sono passati alcuni mesi. Mesi di tentativi, di esplorazioni, di piccoli passi e di grandi domande. "Apro un'attività tutta mia?", mi sono chiesto. Ma tra idee e realtà si è inserito l'ostacolo sempre verde dei finanziamenti, non sempre facile da superare. "Riprendo vecchi progetti lasciati in sospeso?", un'altra domanda che mi ha accompagnato. Eppure, nonostante diversi tentativi, il risultato sembra essere sempre lo stesso: tanti piccoli passi che non portano lontano, scarsi o nessun risultato tangibile.
E così, eccomi qui, ancora alla ricerca del mio ikigai, nel mezzo del cammino della mia vita, come scrisse Dante all'inizio della sua Commedia. Ma, a differenza del sommo poeta, il mio viaggio non è solitario. Ho deciso di condividere questa ricerca con voi, attraverso questo blog. Un luogo di condivisione, di riflessione, di scoperta. Un diario aperto del mio tentativo di trovare quella ragione di essere, quel senso di completezza e felicità che l'ikigai rappresenta.
Ci riuscirò? Non lo so. Ma sono convinto che il viaggio, con tutte le sue incertezze, i suoi ostacoli e le sue rivelazioni, valga la pena di essere vissuto. E spero che, leggendo queste righe, possiate trovare l'ispirazione per riflettere sul vostro ikigai, per intraprendere la vostra ricerca personale, qualunque essa sia.
Insieme, possiamo esplorare i sentieri meno battuti della vita, condividere storie e ispirazioni, e forse, chi lo sa, trovare quel pezzo di puzzle che ci manca. Perché alla fine, trovare il proprio ikigai non è solo una questione personale; è un viaggio che ci unisce, nella ricerca di un senso più profondo, di una felicità più autentica, di una vita pienamente vissuta.
Benvenuti a bordo di questa avventura. La ricerca dell'ikigai inizia ora.

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